Carmando: “Ringrazio i tifosi”

// July 4th, 2009 // Calcio, Napoli

Salvatore CarmandoSalvatore Carmando saluta il Napoli e va in pensione. Lo storico massaggiatore del Napoli presto racconterà la sua carriera in un libro ma intanto ha rilasciato un intervista al Corriere dello Sport

Il primo giorno da pensionato di Carmando com’è stato?

“Indaffarato, tante telefonate, il segnale di una stima forte, manifestatami da chiunque, amici e vecchi giocatori, alleantori e dirigenti. Pensi, a un certo punto ho spento il cellulare”.

In casa com’è stato il clima.
“Di grande festa perchè Roberto mio figlio si sta laureando. E poi mia figlia Margherita che vive a Londra si è sposata sei giorni fa: mi sto vivendo la felicità della mia famiglia”.

Senza nostalgia?
“E’ chiaro che il calcio ha rappresentato la mia vit, ma io sono uomo di mare e guardo avanti. Me ne andrò un pò in Inghilterra da mia figlia, vuoi vedere che a sessantacinque anni imparo a parlare inglese?”.

La lingua universale è l’ironia.
“Ne ho usata tanta, sempre con sincerità assoluta. Ho preso il mio impegno sul serio, da professionista, però utilizzando la verve per sdrammatizzare”.

Domanda facile facile; il giorno più bello.
“Il 10 maggio dell’87, il primo scudetto: la città invasa e bloccata per una notte intera, Napoli in copertina per essere uscita da un incubo ed essersi ritagliato un posto nella storia. Ne parlo e mi viene la pelle d’oca. Ma è stata felicità anche il secondo scudetto e le coppe e quel periodo magico in cui veramente eravamo i più forti. Se uno rilegge la formazione si rende conto: uomini di spessore, di carattere, uomini veri, Bruscolotti, Bagni, Giordano, Careca, Carnevale, Ferrare. E poi Lui: lo scriva con la maiuscola, eh, Lui…”.

Il più triste, scartando il 2 luglio.
“Quando abbiamo capito che il Napoli stava fallendo, che non c’era più niente da fare. Poi è ricomparso De Laurentiis ed ha salvato famiglie e soprattutto la passione della città. Ma è stata un estate terribile, a modo suo indimenticabile. Sentivi il mondo crollae sotto ai piedi, leggevi la tristezza della gente”.

Maradona.
Ci siamo presi subito e non ci siamo più lasciati, perchè ci univa e ci unisce un affetto reciproco senza eguali. Mi ha concesso il privilegio di essere con lui in Messico, di essere con lui in America, di sentirmelo sempre a fianco. Il vero genio del calcio, non solo con i piedi ma anche con il cuore. Chi non lo conosce non può descriverlo, ma sensibilità unica. La sua uscita di scena a Usa ‘94 è stato un dolore autentico che ho superato solo con il tempo”.

Gli allenatori non si contano, qui ne cambiavano uno al mese una volta
“Sono stato rispettoso con tutti, sempre al mio posto, poi è chiaro che con qalcuno hai più confidenza, c’è maggiroe intesa. Non esistono classifiche in questo senso però devo confessare che con Lippi, Marchesi, Ranier, Novellino e Reja c’è stato un rapporto più intenso”.

In trentacinque anni, quasi trenta con Ferlaino.
“Il numero uno dei presidenti, il migliore, il più capace, un artista nel suo genere. De Laurentiis ha tutto per eguagliarlo”.

De Laurentiis e Marino.
“Sono grato per avermi tenuto finchè hanno potuto. A ottobre saranno 66 primavere…”.

Sembra che a mandarla in pensione non siano stati loro… Un pò la legge, un pò…
“Cambiamo argomento. Però mi scrive che sinceramente e pubblicamente voglio esprimere a presidente e direttore generale tutta la mia simpatia?”.

Racconti un particolare che le piace.
“In pochi possono ricordarlo, ma in passato ho giocato. Ero nella Salernitana giovanile, si chiamava la De Martino, in squadra c’era con me Ciccio Cordova: ero terzino, fu espulso il portiere e finii in porta”.

Volevano già che usasse le mani.
“Non sono un mago, ma un professionista. Ci ho messo sempre la faccia e la passione, mi sono divertito un sacco ed ho ricevuto tantissimo. Tre mondiali, due con Maradona e uno con gli azzurri, l’onorificena di cavaliere della Repubblica, l’amore della gente di Napoli che mi ha considerato una bandiera”.

Vero che lasciò la Nazionale perchè Sacchi e Berlusconi le fecero pagare la storia della monetina?
“Altra domanda, per cortesia”.

Bergamo e Alemao: un tormento
“Uffa, che noia. Ancora quela sciocchezza. DIssi a Ricardo: sanguini, stai male, stai giù. In tv è andato solo l’ultima parte del labiale e da quel giorno ogni anno è una ricorrenza. Pure voi del Corriere quest’anno me lo avete ricordato”.

Un inedito per cortesia
“Se dico tutto a lei poi chi va a comprare il mio diario? Si intitolerò un’avventura meravigliosa, il racconto di una vita. Lo scriverà mia figlia. Ci divertiremo”.

A proposito, lei è stato un maestro di scherzi…
“Non si è salvato nessuno. E diventa difficile ricordarseli. Però uno degli ultimi merita. Io ho paura dei cani, sento che Calaiò racconta a un compagno: ora vado dietro, abbaio e con le dita fingo di mordere. Preparo il controscherzo: ci sto, mi butto a terra e fingo di essere sotto choc. Calaiò è diventato bianco”.

Sull’aereo non scherzava però
“Quella era ed è paura autentica. Un pò però ci marciavo, tenevo allegra la compagnia. Però decollo ed atterraggio”.

Ha uno spazio sul giornale, lo utilizzi.
“Devo salutare generazioni di tifosi del Napoli che non hanno mai nascosto di portarmi nel cuore. Mi sono ritrovato persino sugli striscioni, ho avuto una dietro l’altra  prove di un amore che mi ha toccato. Ai ragazzi delle curve, a chi è sostenitore del Napoli, il mio grazie”.

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