L’indecifrabile percorso di Roberto Donadoni
// October 6th, 2009 // Calcio, Napoli
Quando un allenatore viene cacciato probabilmente non è l’unico responsabile dei mali della sua squadra, ma qualche errore lo avrà fatto di sicuro. L’avventura di Roberto Donadoni a Napoli è piuttosto insolita, sia per come nata si per come è finita. Una premessa ci consente di toccare l’elemento caratteriale del tecnico, che nulla ha a che vedere con quanto si vede in campo. Se Donadoni è uno di poche parole, che ride poco e che in panchina sta calmo, sono solo fatti suoi e la cosa non può neanche lontanamente condizionare le sue capacità di allenatore. Arrivato l’anno scorso per sostituire Reja, il tecnico bergamasco fu subito chiaro: le ultime gare gli sarebbero servite per conoscere il materiale a sua disposizione ed ambientarsi. Nessuno infatti gli ha attribuito responsabilità per lo scellerato girone di ritorno, nell’attesa e speranza, di vedere il vero Donadoni da agosto con una squadra tutta nuova e pronta per stupire. La sorpresa però sta nel fatto che il nuovo Donadoni si è presentato come quello vecchio, lo stesso modulo e la stessa carenza di carattere della squadra. Carattere si, perché il gioco a tratti c’è pure stato e le trasferte di Palermo e Genova gridano ancora vendetta per come sono finite.
Però accanto a queste giustificazioni c’è il fatto che il tecnico non ha mai saputo trasmettere ai suoi la giusta carica, la giusta forza per reagire anche nelle difficoltà. Non è riuscito ad eliminare quei cali di tensione che poi inevitabilmente portano la squadra a degli errori di ingenuità che vengono amplificati dalla giovane età di qualche elemento in rosa. Questo Napoli invece dovrebbe valorizzare maggiormente i suoi gioielli e soprattutto deve imparare a sacrificarsi, perché se nell’Inter i primi difensori sono Eto’o e Milito, se nel Barça anche Messi ed Henry aiutano la difesa, se nel Manchester United Rooney fa il terzino, allora non si capisce perché noi dobbiamo avere due attaccanti e un centrocampista che non devono aiutare, non devono sacrificarsi e anzi devono condizionare un modulo tattico. Questo sembra inaccettabile, ma se tutte queste carenze siano strutturali o nascano da un mix di errori e sfortuna di Donadoni sarà solo il tempo a certificarlo. Intanto accogliamo Mazzarri nella speranza che possa restituire a questa squadra la giusta cattiveria.








