Papalia all’attacco del basket italiano allo sbando totale

// March 7th, 2010 // Basket, Basket Napoli

Gaetano PapaliaGaetano Papalia ha inviato un lunga lettera al Corriere dello Sport e poi pubblicato la stessa su Facebook, dalle sue parole traspare amarezza ma soprattutto viene dipinto un quadro preoccupante della realtà cestistica italiana, quadro che viene confermato dai fatti di un movimento allo sbando che in questi giorni piange per l’uscita di Siena dall’Eurolega.

Questo uno stralcio della lunga lettera di Papalia:

Oggi sono di nuovo sul banco degli imputati. Inibito dalle funzioni di Presidente e di tesserato per tre anni e quattro mesi. Mi sono stati contestati “frode sportiva” e “scempio”. Non voglio essere accusato di mistificare i capi di accusa e perciò preciso subito che, parlando di “scempio” ho scientemente voluto semplificare il motivo reale della contestazione che mi è stata mossa, così come è stata sdegnosamente stigmatizzata dal Presidente della F.I.P. e da tanti cronisti sportivi a commento di ognuna delle partite disputate dagli under 19 della Nuova AMG Sebastiani Basket in questo ultimo mese e mezzo del campionato di massima divisione. Non posso illudermi che per “scempio” ci si sia voluti riferire alla origine etimologica del termine e cioè ad “exemplum”. Ma anche il significato corrente di “strage”, “rovina” o “crudele tormento” (indicato nel Vocabolario Etimologico di Ottorino Pianigiani) appare decisamente sbilanciato sul versante opposto, quello cioè della censura critica. Persino il Procuratore Federale, nel corso del suo pur severo intervento dinanzi alla Commissione Giudicante Nazionale, ha dichiarato eccessivo qualificare in tal modo l’impegno di dieci giovani atleti sul parquet di gioco, ancorché destinati a sonanti ed imbarazzanti sconfitte. Eppure i regolamenti consentono questo “scempio”. Codici, statuti, d.o.a. e determinazioni varie non contengono una sola norma che impedisca lo spettacolo con cui la Sebastiani dei ragazzini riesce a costernare ed a scandalizzare un intero movimento sportivo. Parlo proprio di quello stesso movimento che, con un pizzico di eccesso di presunzione, si picca di occupare la seconda piazza del podio degli sport nazionali, salvo poi far finta di niente di fronte alle pedate con le quali ci hanno sbattuto fuori dai campionati mondiali ed europei, ai flop continui sul mercato delle scommesse sportive, alle elemosine di una compassionevole Sky, alla conclamata incapacità di elaborare un Progetto Industriale in grado di avviare un processo di patrimonializzazione che conferisca solidità ad un settore che oggi altro non è che una scatola vuota e senza il minimo valore economico. Non provoca nausea quella puzza di fogna che viene dalle intercettazioni telefoniche sulle combine confezionate in codice o sulle disinvolte modulazioni delle graduatorie arbitrali, dove basta un’atto di tutela sindacale della categoria a determinare la sicura retrocessione e dove uguale trattamento viene riservato a chi denuncia un tentativo di “condizionamento” ad opera di chi verrà invece lasciato impunito. Ma sembra che neanche disturbi cambiare le regole in corsa, come quando due anni or sono furono ammesse 18 squadre al Campionato di Serie A e dopo un’estate di rassicurazioni sulla definitività del calendario, a poche ore dall’inizio della fase agonistica, si dette inizio invece ad un torneo a 16 club. Né pare che faccia il minimo scalpore il fatto che ogni anno due o tre società di qualche rilievo (ed a volte perfino di grande tradizione) esplodano di debiti, trasformando in una santa barbara la malconcia barca della pallacanestro nazionale. E delle novità cosa dire ? Troppo snob il nostro basket per prestare attenzione a qualche idea innovativa ed intelligente come il coinvolgimento delle università o la rimodulazione dei campionati professionistici, con l’eliminazione delle retrocessioni ed il libero riposizionamento dei club nelle categorie compatibili con i propri budget. Ma il tabù dell’eliminazione delle retrocessioni è contrastato dal classico luogo comune del “non siamo mica la NBA”, senza sforzarsi di capire che si tratta di una necessità economica più cogente per un Paese in fase di congiuntura che per una nazione ricca. L’abolizione del rischio della retrocessione é requisito fondamentale per incrementare il parco-sponsor, perché la programmazione degli investimenti pubblicitari impone la certezza degli scenari e della visibilità e le imprese sono sempre meno propense a correre il rischio di sparire dopo appena un anno dal palcoscenico sul quale hanno costruito una campagna pluriennale per sviluppare la notorietà del proprio marchio. E così accade che tra insabbiamenti, fallimenti e cecità, lo “scempio” è rappresentato in pieno da quei 10 ragazzi che per altro si divertono da morire, sapendo oltretutto che, senza il talento delle star americane o dei superpagati giocatori europei, il loro scudetto è trascinare la scialuppa fino alla riva della salvaguardia del titolo del loro Club. Le classi 90, 91 e 92 avranno tenuto in vita la Sebastiani, questo rimarrà nella nostra storia e nei loro ricordi di gioventù. Le centinaia e centinaia di punti che ci vengono solitamente inflitti, a volte con patetico accanimento, resteranno nelle statistiche di chi ha sempre confuso i numeri con i valori e fra 20 anni potrà tuttalpiù partecipare ad una trasmissione televisiva a quiz, ma più in là non riuscirà ad andare.
Adesso, all’autore dello “scempio”, dalla palazzina di via Vitorchiano si tuona di ritirare la squadra. E perché mai dovrei farlo ? Sto rispettando quel Regolamento che, evidentemente, tanto bene non deve funzionare se permette ad un “mostro” come me una tale barbarie ! Che il Consiglio Federale cambi allora la normativa. Dovrebbe però metterci le mani adesso per poterla varare il prossimo anno, ma potrebbe farla entrare in funzione anche subito, tanto ci si è oramai abituati a questo genere di scorrerie. Occorre liberarsi di questi pesi morti: via la Sebastiani e via Papalia. Ho calcolato che tra il denaro da me fatto affluire nel basket italiano sia come sponsor (a metà degli anni 80 con i marchi Ippodromi d’Italia e Corsa Tris) e sia come proprietario di club (dal 2001 in avanti), l’importo complessivo si aggira intorno ai sei milioni di euro. Ciò significa che se chiuderò la mia esperienza cestistica con questi lusinghieri 40 mesi di squalifica, ogni mese mi sarà costato 300 milioni delle vecchie lire. Non c’è male davvero ! Questo sì che è un bel record da annuario statistico !
C’è una cosa tuttavia che ancora mi stupisce. Nessuno in Federazione mi ha mai chiesto i motivi che hanno determinato una tale situazione. Non importa proprio a nessuno conoscere i perché. E’ bastato evidentemente individuare un colpevole. Ed io sono qui per questo, il capro espiatorio in persona. Colui che, dopo aver trainato la carretta con le sole proprie risorse fino a quasi metà campionato, ha deciso di non tirar fuori un euro in più di quanti ancora ne dovrà continuare a tirar fuori dalle sue tasche per onorare i debiti finora maturati. Forse avrei dovuto fermarmi prima, ma ci ho voluto provare fino all’ultimo. Con la fine del 2009 ho però chiuso la borsa e forse riuscirò così a salvare la società. Le accuse, le critiche e gli insulti non ci sarebbero mai stati se avessi messo sul tavolo altri due milioni di euro. Sono diventato un “mostro” esattamente nel momento in cui ho smesso di spendere i miei soldi e mi sono messo ad aspettare che coloro che avevano assunto precisi impegni finalmente si decidessero a fare la loro parte. E non mi si parli di errata programmazione, poiché altrimenti anche al Presidente della Federazione andrebbero imputate le mie identiche responsabilità, per aver questi accolto senza riserve la richiesta del trasferimento a Napoli del mio Club così come gli era stata rivolta, oltre che da me, dallo stesso assessore allo sport del Comune Partenopeo. Ingannato io, ingannato lui. Credo invece di aver preso la decisione più trasparente ed onesta che avessi mai potuto prendere: contrarre fortemente il budget e salvare il Club da un progressivo indebitamento e da un conseguente inevitabile fallimento. E forse a giugno prossimo avremo evitato l’ennesima indecorosa scomparsa, salvando dal baratro una società senza così disperdere i valori della sua tradizione storica.
Ora non ci resta che attendere che la Corte Federale esamini il ricorso di appello con la dovuta serenità. Mi auguro che la società venga tutelata. Quanto a me credo che qualsiasi decisione dovesse essere adottata, la Corte non riuscirà in alcun modo ad aggiungere o togliere alcunché all’amarezza accumulata in questi mesi, alle delusioni patite, all’avvilimento che ingiurie ed offese hanno prodotto dentro di me. So di aver sbagliato in varie circostanze, commettendo quelli che un mio amico cronista di Rieti ha definito, in una sua affettuosa lettera, “errori da inguaribile romantico”. Ne sono consapevole, ma per nulla pentito. So di essermi comportato da persona per bene e sarò in pace con me stesso quando il mio club avrà onorato fino all’ultimo euro i propri debiti. Non sono fuggito dinanzi ad una gogna mediatica di inaudita violenza e penso di aver dimostrato il coraggio delle mie convinzioni. Non nutro alcun rancore per chi, ignaro della realtà dei fatti, si è lasciato prendere dalla foga forcaiola che l’ipocrisia moralistica ha alimentato e continua ancora a farlo. Il tempo mi ripagherà di tanti torti subiti. La mia autostima ne esce intatta ed anzi rafforzata. La comprensione e l’affetto della mia famiglia e dei tanti amici che mi sono vicino è la mia grande ricchezza morale.

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